Sabato, 22 Lug 2017
 
 
Ambiente e natura PDF Stampa E-mail

 

 

Il Gran Bosco della Mesola

La Riserva Naturale del Gran Bosco della Mesola, a pochissimi chilo-
metri da Mesola, con una supericie di 1058 ettari, rappresenta uno
degli ultimi e meglio conservati residui di bosco di pianura: l’esempio
di “bosco termofilo planiziale litoraneo”, memoria delle antiche foreste
che si trovavano fino a qualche secolo fa lungo la costa adriatica. La
formazione geologica del territorio mesolano è infatti molto recente,
risalendo appena al XVI secolo, ed è il risultato della sedimentazione
dei detriti del fiume e delle modifiche idrogeologiche operate dall’uo-
mo. Originato presumibilmente nel Medioevo su cordoni dunosi for-
mati dal Po di Goro e dal Po di Volano, il Bosco della Mesola è oggi
la più estesa area boscata del ferrarese. La presenza di antiche dune
crea differenti microambienti per la vegetazione della Riserva. La fal-
da acquifera è in tutto il bosco ancora piuttosto elevata e nei periodi
con maggiori precipitazioni alcune delle parti più depresse si allagano
formando piccole zone umide. Una fitta rete di canali consente la re-
golazione idrica dell’area in prossimità del mare dove l’acqua tende ad
aumentare di salinità, creando condizioni difficili per la vegetazione
arborea; ma il clima particolare e le peculiarità del terreno creano un
ecosistema dalle sfumature uniche e affascinanti.

 

La Flora



II protagonista assoluto del Bosco è il leccio, un tipo di quercia carat-
teristica della macchia mediterranea. Questa specie vegeta di preferenza
in luoghi aridi, assolati e non sopporta temperature invernali troppo
basse: la vicinanza al mare e il terreno deltizio sono il suo ambiente ide-
ale. Oltre a questo elegante sempreverde sulle antiche dune, è possibile
trovare l’orniello ed ai margini delle radure assolate, ginepro e fillirea
assieme ad altre specie del sottobosco come il pungitopo e l’aspara-
go selvatico. Nelle aree depresse, più fresche, si trovano invece specie
maggiormente amanti dell’umidità, tipiche dei boschi di pianura: far-
nia, frassino meridionale, pioppo bianco, olmo e carpino bianco.
Infine, sono numerose le specie di giunchi e di canne che bordano le
aree periodicamente allagate. Nella Riserva crescono inoltre moltissime
specie di funghi, alcune delle quali molto rare, che trovano condizioni
ideali per svilupparsi e sopravvivere nel sottobosco.

 

La Fauna



In questa riserva sopravvive una delle tre uniche specie di cervo autoc-
tono che in Europa possono definirsi geneticamente pure, cioè non
mescolate con altri ceppi familiari esterni al proprio territorio. La po-
polazione di Cervo della Mesola, composta da circa 120 capi, è davvero
unica in Italia in quanto è considerata l’ultima testimonianza di quelli
che furono i cervi della Pianura Padana. Vissuti per secoli in isolamen-
to, nella fitta macchia di leccio, hanno dimensioni limitate ed il palco
dei maschi è molto ridotto, anche a causa delle scarse risorse nutritive.
Sono presenti inoltre i daini, introdotti in passato per fini venatori.
Leggermente più difficile l’avvistamento degli altri mammiferi che abi-
tano il Bosco: tassi, puzzole, volpi, oltre a varie specie di micromammi-
feri e di pipistrelli, tra cui la nottola, rara altrove per la diminuzione dei
vecchi alberi dove trovare rifugio. Lungo i canali e nelle aree allagate si
riproducono e svernano svariati uccelli acquatici, aironi, nitticore, anatre,
folaghe e limicoli. Sulle chiome degli alberi trovano rifugio colombacci,
tortore e rigogoli. Nei tronchi cavi nidificano picchi ed upupe, mentre
negli argini sabbiosi scavano i loro nidi gli splendidi gruccioni ed il mar-
tin pescatore. Molti i rapaci, sia diurni che notturni, i rettili, gli anfibi.
Nei canali vivono persici, anguille, tinche, carpe. Tantissime infine le spe-
cie di invertebrati, alcune molto rare e studiate da numerosi specialisti.

 

Pinete Motte del Fondo e Ribaldesa
Le Pinete Motte del Fondo e Ribaldesa si sviluppano immediatamente
a sud di Mesola, al centro di quel contesto ecologico che è il Parco del
Delta del Po e ne costituiscono uno degli aspetti vegetazionali tipici.
La vegetazione è caratterizzata principalmente da pino marittimo e
pino domestico. Sono, inoltre, stati messi a dimora esemplari di leccio
e di farnia. Nel sottobosco si trovano il rovo e l’asparago selvatico. Lo
strato erbaceo è comunque scarso, soprattutto nelle zone più coperte
dai pini, ma raramente si possono trovare anche muschi e licheni. La
popolazione faunistica è composta da specie tipiche di ambiente bo-
schivo come il barbagianni, il colombaccio, la tortora dal collare orien-
tale e la gazza, il tasso e la volpe.
Le pinete del Mesolano, oggi Oasi naturalistiche, sono piccoli micro
ecosistemi che si prestano alla visita e alle passeggiate: i sentieri natu-
ralistici interni, percorribili sia a piedi che in bicicletta, sono infatti
liberamente accessibili e possono essere raggiunti da diversi punti a
partire dalle strade principali che fiancheggiano le pinete.


Il Bosco di Santa Giustina
A pochi chilometri dal Castello, percorrendo l’argine del Po di Goro,
s’incontra il Boschetto di S. Giustina che, con il suo ricco sottobosco,
si estende come una linea sottile per 4 km dal Po di Goro fino a Torre
Abate.
È possibile entrare a piedi nel Bosco di S. Giustina seguendo uno dei
larghi sentieri che lo percorrono. Il sentiero che si stacca a sinistra di
Via Biverare, delimitato da una sbarra metallica, permette di attraver-
sare la parte nord in tutta la sua lunghezza.
La supericie totale è di circa 100 ettari e rappresenta la più ampia Oasi
naturalistica della provincia di Ferrara e uno dei punti di riferimento
per il turismo ecologico e naturalista, oltre che per gli studiosi.
Il terreno è alluvionale, originato in parte da relitti marini con forma-
zioni dunose di sabbia, in parte da sedimenti fluviali argillosi, formatisi
dopo il XII secolo. Il Bosco di S. Giustina costituisce il residuo della
parte orientale della tenuta Estense di Mesola. La vegetazione è prin-
cipalmente composta da leccio, farnia, frassino, carpino bianco per la
parte arborea, mentre lo strato arbustivo vede la presenza di fillirea,
ligustro, biancospino, ginepro. Nel sottobosco si trovano il pungitopo,
l’asparago, l’edera. L’avifauna stanziale è rappresentata soprattutto da
fagiani e da merli; i mammiferi da lepri, tassi, donnole, volpi.


Le Dune Fossili di Massenzatica
A pochi chilometri da Mesola sopravvive da migliaia di anni un vero
e proprio capolavoro di conservazione fossile del paesaggio: la Riserva
Naturale delle Dune Fossili di Massenzatica.
Inserite tra le Riserve Naturali della Regione Emilia-Romagna, l’intero
complesso è sottoposto a vincolo integrale per preservarne il delicato
equilibrio.
Le paleodune spiccano, fino a otto metri s.l.m., sulla linea di un oriz-
zonte pianeggiante e intensamente coltivato, divenendo un inconsueto
e singolare paesaggio di colline totalmente ricoperte di vegetazione bas-
sa e compatta; una verde prateria che a tratti lascia intravedere le gialle
e finissime sabbie che ne costituiscono l’ossatura. La riserva è abitata
da numerose specie animali e rappresenta un complesso unico nel suo
genere in Emilia Romagna.
Le dune di Massenzatica sono aperte alle visite
tutto l'anno dal Martedì al Sabato dalle ore 7:00 alle ore 20:00
E' possibile effettuare visite guidate dal Martedì al Sabato
dalle ore 8:30 alle ore 14:30